Dopo la proposta del Ministro Maroni, “stiamo pensando a filtri per controllare internet”, in rete (come era auspicabile) si sta scatenando un forte dibattito e si stanno organizzando le prime forme di protesta.
Un giornalista autorevole come Vittorio Zambardino prova a fare un quadro generale della situazione. E si scopre che l’Italia potrebbe essere in compagnia di governi quali Cina, Iran e Corea del Sud nell’attività di “filtering”.
Particolarmente preoccupante la parte in cui si dice che
la novità di oggi riguarda i social network, dove le persone si scambiano idee, immagini, testi e si associano in movimenti che possono anche dar luogo a espressioni politiche come quella del 5 dicembre a Roma. Rispetto a queste pagine, la novità italiana è che si istituisce una relazione tra l’autorità giudiziaria (ma anche politica) e le “piattaforma” – nome gergale dei social network, dei motori e dei portali – per l’oscuramento di singole pagine, di interi dialoghi, di documenti video e audio. Anche questa una forma di pressione assai “cinese”.
Interessante è anche lo studio pubblicato da OpenNet Initiative, nel quale è possibile vedere il dettaglio di filtering per ogni paese.
Ci sono alcuni paesi (quelli colorati in bianco) dove, anche se non vi sono dati che la provano, la censura per via di filtro è fortemente sospettata.


