Due giorni per smaltire i circa 5000 km della vacanza e provo a fare un primo resoconto delle ferie appena terminate. Per la cronaca, questa settimana sono ancora a casa, ma volete chiamare ferie delle giornate di pioggia con 17°?
Come da tradizione Puglia. Frequentata da bambino figlio di emigrati a Torino, riscoperta e amata visceralmente negli anni più recenti grazie alla sapiente guida di una splendida pugliese che ha la sfortuna di starmi accanto da sei anni.
Quest’anno destinazione Salento, ospiti dello splendido Alba bed&breakfast, consigliato caldamente se passate da quelle parti: pulito, accogliente, moderno, immerso nel verde. Memorabili le colazioni della signora Albana, la titolare: cornetti freschi, caffè, latte, pucce, pane fresco, cacio ricotta squisito, fichi.
Puglia, dicevamo. Ogni anno è un viaggio dentro me stesso, alla scoperta di radici che credevo dimenticate. Terra meravigliosa, dalle bellezze artistiche mozzafiato, portatrice di affascinanti tradizioni popolari a cui sto cercando di avvicinarmi studiandone origini ed evoluzioni. Ma cominciamo dalla vacanza: se non siete mai stati in Salento, cosa ci fate ancora a casa? Partite! E troverete un mare cristallino sia sull’Adriatico sia sullo Jonio (o Ionio?). Località alla moda con lidi fashion, penso a Porto Cesareo, Gallipoli, Porto Badisco, Alimini oppure amene spiagge libere o lidi più alla mano come a Torre dell’Orso o San Foca. Noi non ci siamo fatti mancare niente.
Vi piace la buona cucina? Siete in Puglia, sveglia! Abbiamo provato per voi Acmet Pascià nella splendida Otranto e Masseria Panareo a Porto Badisco. Paradisi per il palato e per gli occhi visti i luoghi.
Vi piace il buon bere? Una visita ai Conti Zecca è di rigore
Parlavamo di Acmet Pascià…la Cattedrale di Otranto conserva ancora i resti dei martiri. Da sola vale il viaggio, imperdibile il mosaico pavimentale che risale al XII secolo.
Fin qui la parte Touring Club.
Nel Salento c’è una piccola porzione di territorio che fa storia a sè: la Grecìa Salentina. Qui si parla il griko oltre al dialetto locale, lingua dalle controverse origini ma di innegabile influenza greca. Qui è possibile trovare un po’ di notizie sulla storia della Grecìa Salentina.
Viaggiare nei paesi di questa zona è un’esperienza, nella piccola Calimera (a proposito di greco…) o nella ormai celebre Melpignano può capitare di sedersi a parlare con gli anziani del luogo e sentirsi raccontare storie, tradizioni, aneddoti dal fascino indescrivibile. Tradizioni che spesso sono tramandate oralmente dagli anziani: canti, balli, poesie. Il Salento come è noto è la terra della Taranta.
Il tarantismo è una “malattia” che, secondo le tradizioni popolari, sarebbe provocata dal morso di un ragno chiamato “taranta”. Secondo studi di etnoantropologi, soprattutto De Martino con il suo “La Terra del Rimorso”, hanno spiegato che accanto ad alcuni sporadici casi di reale morso della taranta esiste una netta maggioranza di casi in cui il morso diventa il simbolo per risolvere traumi, frustrazioni, conflitti sociali che sfociavano in queste forme di “epilessia”. I tarantati venivano portati il 29 giugno (SS. Pietro e Paolo) a Galatina per chiedere la grazia a San Paolo (”lu santu paulu meu”) dopo essere stati curati a ritmo di musica, elemento centrale della cura. Il tarantato ballava fino allo sfinimento, strisciando a terra e poi battendo i piedi come per voler schiacciare il ragno.
Il tarantismo ha generato una forma musicale ed un ballo detto pizzica o tarantella, e in questa forma ha perso il legame con la religione e la superstizione, vivendo di vita propria. Fino alle rivisitazioni moderne. E qui nascono i problemi, secondo me. Il festival della Notte della Taranta ha compiuto negli anni una grande opera divulgativa sul fenomeno del tarantismo, soprattutto dal punto di vista musicale. Oggi si è perso quel senso, è diventato un vero e proprio festival rock che attira decine di migliaia di persone spesso digiune di ciò che sta dietro. Con gli eccessi tipo orde di punkabbestia suonatori di bongo con tipici cani al seguito o allegre famigliole che si precipitano dietro ogni suon di tamburo purchessia al grido di “la taranta, la pizzica!”. Tutto bene, percarità. Però è appunto un’altra cosa. Assistendo ad alcune serate come è capitato a noi (il titolo del post è una canzone suonata da uno dei gruppi), si passa da artisti tradizionali come i Malicanti che offrono esibizioni di questo tipo
per poi passare a Ensemble della Taranta insieme a Raiz (l’audio è pessimo, i “tammori” hanno una frequenza pazzesca)
dove gruppi di imbecilli si mettono pure a pogare.
Al di là della polemica sulla taranta (poi magari parleremo anche della presenza dei punkabbestia suonatori di bongo alla Danza delle Spade di Torrepaduli), chi non è mai stato in Puglia metta questa vacanza in agenda.
Per me, da anni, è un viaggio senza ritorno.

